Jules Bianchi è morto prima dell’alba a Nizza

In alcune fasi di questa sua lunga agonia, sembrava che le cose dovessero andare per il meglio, ma non è stato così

Il giovane pilota della Marussia si è spento nell’ospedale di Nizza, dov’era ricoverato da diversi mesi, lasciando la famiglia nel dolore più profondo.
Poco meno di una settimana fa, il padre di Jules aveva dichiarato: “Vederlo così tutti giorni è insopportabile. Una tortura quotidiana. A volte ci sembra di impazzire perché, per me, vederlo così è peggio che saperlo morto. Purtroppo noi più di così non siamo in grado di aiutarlo. Se si dovesse sevegliare e trovarsi con disabilità enormi siamo abbastanza sicuri che non accetterebbe la situazione. Non è quello che vuole. Avevamo parlato dopo l’incidente di Schumacher a Meribel. Ci aveva detto che se solo non fosse più riuscito a guidare non l’avrebbe probabilmente accettato. Perché tutto ciò era la sua vita”.

Adesso, la Formula 1 piange quel ragazzo che proprio questa mattina, poco prima dell’alba, ha smesso di lottare, non ha più avuto la forza di farlo.
Il giovane Jules, dopo l’incidente contro la gru che stava spostando la vettura di Sutil durante un bagnato GP del Giappone, è rimasto in coma per ben nove mesi, prima di spegnersi questa mattina a causa del danno assonale diffuso che era stato diagnosticato in Giappone, al Mie General Medical Center di Yokkaichi.
Dopo tutte le feroci polemiche sollevate in seguito al crash, la FIA ha aperto un’inchiesta che, purtroppo, ha fatto ben poca chiarezza su quanto accaduto al giovane pilota della Ferrari Driver Academy.

E’ il primo pilota a perdere la vita in un incidente di Formula 1 dopo Ayrton Senna e la sua famiglia non è nuova a questi drammi: il giovane Jules, arrivato in Formula 1 dopo essere stato “catalogato” come fenomeno nelle serie inferiori, è il nipote di Lucien Bianchi, vincitore della 24 Ore di Le Mans 1968 che è venuto a mancare proprio sul circuito francese mentre provava un’Alfa Romeo T33.

Ciao Jules, ci mancherai!

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