Monza 1976: la gara del clamoroso rientro di Lauda

Niki Lauda (a sinistra) e James Hunt
Niki Lauda (a sinistra) e James Hunt

Sono passati appena 42 giorni dal tragico incidente sulla Nordschleife, ma la voglia di difendere il titolo ha fatto tornare Niki Lauda nell’abitacolo della sua monoposto. Stranamente le vetture Ferrari schierate sulla griglia sono tre, con Regazzoni, Lauda e, il pilota che avrebbe dovuto sostituirlo fino a fine stagione, Reutemann.
I colpi di scena iniziano il venerdì, quando Stuck si prende il miglior tempo con una pista che è praticamente una piscina.
Il secondo colpo di scena arriva il sabato, quando alcuni tecnici tirano fuori il regolamento sportivo italiano, che vieta l’utilizzo di benzine che superano i 101 ottani. Scoppia la polemica e tra i team coinvolti c’è anche la McLaren di James Hunt, il diretto concorrente di Niki. L’inglese è retrocesso fino a fondo griglia e i tecnici McLaren accusano i tecnici Agip di aver “falsato” i risultati dei controlli.
Ma l’annullamento dei tempi del sabato porta all’ottenimento di una classifica finale con alcuni piloti senza alcun riferimento cronometrico o, con riferimento alla prestazione del venerdì, tempi che superano il limite del 110%, limite che avrebbe tagliato fuori anche il duo della McLaren.
Però, i guai di Lunger e Merzario (ripescati) e l’uscita di scena di Stuppacher con la terza Tyrrell (convinto di non essersi qualificato) rimetteranno in pista le due McLaren e la Penske di John Watson.
Grazie a tutte queste retrocessioni e ad una magnifica prestazione in qualifica, l’austriaco Niki Lauda si troverà a partire dalla settima posizione, dopo esseresi messo alle spalle i compagni di squadra Regazzoni e Reutemann.
Subito dopo la fine delle qualifiche, Niki viene intervistato da un giornalista e dichiara: “Sono a Monza ma non per vincere. È il mio primo Gran Premio dopo l’incidente del Nürburgring. Per me sarà soltanto un allenamento per quelli successivi, un modo per riacquistare la forma perfetta, lo mi sento pronto al 100 per cento, ma è un mese che non salgo su una vettura di F.1 e non so quale possa essere il mìo rendimento. Oggi tutto è andato bene e non ho avuto problemi particolari. Non sono tanto preoccupato per la guida, quanto per la resistenza allo sforzo fisico”.
A Monza è una domenica dal meteo incerto, sembra possa inizare a piovere da un momento all’altro, ma tutti i piloti si schierano con le gomme da asciutto.
Si accendono i semafori, pronti via!
Laffite scatta dalla pole position, ma Scheckter è lesto nel superare il francese e prendere la testa del gruppo, seguiti dopo poche curve da Depailler con la seconda Tyrrell. Lauda verrà imbrigliato nelle retrovie mentre si assiste alla rimonta di Peterson, che approfittando della lotta tutta francese tra Depailler e Laffite all’undicesimo giro si porta in testa alla gara che conserverà sino alla bandiera a scacchi, superando anche Scheckter. Sempre al giro 11 arriva il primo importante colpo di scena della gara: James Hunt è costretto al ritiro dopo un incidente con Pryce. A quel punto Lauda sente di poter rimontare, l’austriaco ha ritrovato coraggio, lucidità, cinismo e quella freddezza che lo ha sempre contraddistinto. Parte la rimonta della Ferrari numero 1: Lauda mette a segno un sorpasso spettacolare su Brambilla, sorpasso che lo fa entrare in zona punti.
Arriva la pioggia e Jones e Fittipaldi, a differenza del resto del gruppo, rientrano ai box per mettere gli pneumatici da bagnato. L’inarrestabile Lauda supera anche Scheckter, che continua a rimontare.
Anche l’altro pilota Regazzoni sembra aver tratto benefici dall’effetto Lauda, fino a prendersi il secondo gradino del podio.
Al termine del round monzese, il primo a transitare sotto la bandiera a scacchi è Peterson, seguito da Regazzoni e Laffite. Ai piedi del podio troviamo l’eroe di giornata, l’austriaco Niki Lauda, che dopo un ritorno in pista dopo soltanto 42 giorni da quell’incredibile incidente, riesce anche ad allungare in classifica sul suo diretto sfidante James Hunt.

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