007 al passo coi tempi, non più solo Bond girl, ma anche Bond lady

E’ ancora fresco di prima nazionale l’ultima opera magna di Sam Mendes, Spectre, il 24esimo episodio della fortunatissima saga di James Bond, che da 50 anni imperversa sugli schermi piccoli e grandi di tutto il globo, e che in Italia è uscito nelle sale il 5 novembre scorso.

Lo 007 più amato e famoso di tutti i tempi, l’impavida spia dall’aplomb e dal sangue inglese uscita dalla penna di Ian Fleming, torna sui maxschermi planetari, per farci rimanere ancora una volta col fiato sospeso, tra ardue imprese, inseguimenti, sparatorie, Vodka-Martini e naturalmente splendide, bellissime donne. Anche questa volta, per la quarta ed ultima nella sua carriera, così pare, a vestire i panni della spia con licenza di uccidere – e di sedurre-, troviamo il 47enne originario dello Chershire, Daniel Craig. I nostro 007 si troverà ad affrontare rischi e pericoli, solo che stavolta lo farà in vecchio stile, facendo un passo indietro rispetto a Skyfall e seguendo una trama leggermente più classica. Nonostante le solite avventure mozzafiato – a metà tra le fatiche di Ercole ed i pellegrinaggi di Ulisse – il tradizionale Vodka Martini “agitato non mescolato”, le corse da un paradiso all’altro del globo, e le auto fantasmagoriche, James Bond, per quanto ancora riesca a mantenere l’aplomb e la calma serafica, e a portare a compimento ogni missione, dopo 50 anni di pellicole e 23 episodi, inizia a mostrare i primi segni del tempo sul volto. La spia imbattibile, che ha ne ha viste di tutti i colori, questa volta viene affiancato da due bond girl atipiche, o meglio da una Bond girl ed una Bond lady di tutto rispetto, e si trasforma, al passo con l’evoluzione della società e del costume, diventando un po’ più uomo e un po’ meno superman.

Ad affiancare l’attore britannico, rispettivamente nelle parti di Madeleine Swann, la figlia di uno degli acerrimi nemici dello 007, e di Lucia Sciarra, la vedova di uno dei soliti antagonisti, troviamo la 30enne Léa Seydoux e la 51enne Monica Bellucci, che incarnano due ideali di donna molto diversi tra loro, ma in qualche modo complementari, incarnando seppur parzialmente la donna moderna del 21millennio. Entrambe sono il riflesso di una sfumatura femminista, che colora tutta la trama del film. La prima, bionda ed eterea, impersona una donna molto forte e determinata, che da vittima e figura da proteggere si trasforma in protettrice: alla stessa stregua dello 007, sarà lei stessa infatti a cavar d’impiccio Bond più di una volta, con provvidenziali interventi. La seconda, bruna e mediterranea, impersona invece una vedova di mezza d’età, sola e malinconica, ma ancora molto sexy e affascinante, capace nonostante l’età, 4 anni in più dell’agente segreto, di sedurre l’impenitente gigolò.

Monica Bellucci, che con questa performance si conferma come la Bond girl più matura della storia, a testimonianza che le figure femminili della serie si evolvono al passo coi tempi, ha dichiarato in un’intervista: «Sono una Bond Lady. Non mi hanno chiamata per fare una ragazzina, ma una donna della mia età. È importante dimostrare che a 50 anni una donna può essere attraente come quando ne aveva 30. Perché la vera sensualità è nella mente e nell’immaginazione, non nell’età del corpo».

Insomma, come e sicuramente più di prima, le Bond girls e la Bond Lady sono il sale delle pellicole dell’agente segreto, il mascarpone del tiramisù, senza di loro il film sarebbe insipido, perderebbe mordente, suspence, e James Bond sembrerebbe solo il solitario cavaliere di una giostra medievale.

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